Torino, lancio di vernice sulla sede di Intesa Sanpaolo

15/09/2026 | Comunicati stampa

Dopo l'estate più calda mai registrata, la nuova campagna che collega il conto in banca alla crisi climatica e al riarmo

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ULTIMA GENERAZIONE: TORINO, LANCIO VERNICE SULLA SEDE DI INTESA SANPAOLO

Dopo l’estate più calda mai registrata, la nuova campagna che collega il conto in banca alla crisi climatica e al riarmo

Torino, 15 settembre 2026. Sono 4 le persone di Ultima Generazione che questo pomeriggio  alle 17.30 hanno preso parte a un’azione di disobbedienza civile nonviolenta nella quale è stata versata vernice lavabile arancione davanti all’ingresso della sede di INTESA SANPAOLO a Porta Palazzo, colorando la facciata dell’istituto. Le persone hanno distribuito ai passanti dei volantini, rivendicando così l’azione nonviolenta di apertura della nuova campagna di Ultima Generazione “Non con i nostri soldi contro le banche che finanziano combustibili fossili e industria delle armi.

Alle 17,40  sono arrivate le forze dell’ordine che hanno identificato le persone per poi portarle in questura.

Alina, 36 anni, mamma di tre figli, ha dichiarato durante l’azione nonviolenta: “Quando ho scoperto che i miei soldi depositati sul mio conto corrente andavano a finanziare tutto ciò a cui mi opponevo, non ci volevo credere. Si parla tanto di guerra e di petrolio, gas e carbone, ma queste industrie non vanno avanti senza soldi, e quei soldi arrivano dalle banche, che usano principalmente i nostri risparmi. Quindi, alla nostra insaputa, le banche investono con i nostri soldi nella nostra distruzione, investono in cose che la maggior parte di noi non finanzierebbe mai, tipo le armi o il carbone. Ma appena l’ho scoperto ho anche capito una cosa semplice: bastano pochi minuti per chiudere un conto e aprirne un altro in una banca che non lo fa. L’ho fatto io, l’hanno già fatto altre persone del mio quartiere, e i soldi spostati stanno già finanziando cooperative che creano lavoro vero, impianti di energia rinnovabile che ci rendono indipendenti, imprese agricole che curano il territorio in cui viviamo tutti. Sono soldi che tornano alla comunità e la rendono più forte. Non è più il momento delle facce pulite e delle campagne di sostenibilità: se le banche continuano a scommettere e guadagnare sulla fine del mondo, non lo faranno più con i nostri soldi.”

NON CON I NOSTRI SOLDI

Questa estate il caldo record ha portato decine di testate e trasmissioni televisive a chiamare Ultima Generazione per raccontare cosa sta succedendo al clima, perché per settimane è stato l’unico tema di conversazione e di realtà per gli italiani. Il governo, nello stesso tempo, ha parlato di tutt’altro: dalla cultura woke a Vannacci, da Ceuta e Schengen al caso Ranucci e al risiko bancario.

Con questa azione parte ufficialmente “Non con i nostri soldi”, la nuova campagna di mobilitazione di Ultima Generazione contro le banche che finanziano la crisi climatica e il riarmo. Il caldo di quest’estate è direttamente collegato alle crescenti emissioni di gas serra, causate dal continuo utilizzo di gas, petrolio e carbone. Le infrastrutture necessarie a estrarre e bruciare petrolio, gas e carbone non possono tuttavia sostenersi autonomamente: richiedono ingenti capitali. Sono le banche a fornire tali capitali, e le banche utilizzano, per farlo, i risparmi dei propri correntisti. Per capire di che ordini di grandezza parliamo: tra il 2021 e il 2025 la sola Intesa Sanpaolo ha finanziato petrolio, gas e carbone per 21,8 miliardi di dollari, più di quanto lo Stato italiano abbia stanziato con il PNRR per l’intero sistema scolastico nazionale nello stesso periodo, 17,59 miliardi di euro. E poi chiaramente ci sono anche i finanziamenti per le armi: tra gennaio 2023 e agosto 2025, UniCredit ha inoltre fornito circa nove miliardi di dollari ad aziende produttrici di armi, comprese aziende che riforniscono Israele.

Crediamo che qui esista lo spazio per unire l’azione individuale, cambiare banca, e quella collettiva: un gesto che acquista un significato più grande se compiuto insieme da migliaia di persone, associazioni e organizzazioni. Un progetto di disinvestimento aperto a chiunque, dove si intrecciano la mobilitazione contro la guerra e il riarmo, la libertà del popolo palestinese, la giustizia climatica e la costruzione di alternative economiche al servizio delle comunità.

UNA DIPENDENZA CHE COSTA CARO

L’ennesima guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha reso evidente quello che già sapevamo: dipendere dai combustibili fossili significa dipendere da rotte commerciali fragili, da regimi instabili, da crisi geopolitiche che non controlliamo. La chiusura dello Stretto di Hormuz continua ha fare schizzare il prezzo della benzina e farà schizzare anche le bollette. Sono i nostri conti correnti a finanziare questa dipendenza, quando potrebbero finanziare le rinnovabili: non solo più sostenibili, ma anche capaci di renderci più autonomi. È esattamente questa la scelta che “Non con i nostri soldi” vuole rimettere nelle mani delle persone.

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