DNA di Ultima Generazione
STORIA
Ultima Generazione nasce dalla visione e dalla determinazione di un piccolo gruppo di persone stanche dell’inefficacia delle tradizionali forme di protesta. Nasce da persone comuni, un padre preoccupato per il futuro delle figlie, una veterinaria, un professore delle superiori, un operaio, un agricoltore, una giovane donna preoccupata per il futuro. Sono convinte della necessità di affrontare in maniera radicale il collasso socio/climatico, come unica strada per dare voce a questo problema nel dibattito pubblico. Studiano e approfondiscono la storia della grande disobbedienza civile di Gandhi, Martin Luther King e di altri sostenitori della Resistenza Civile Non Violenta. Girano tutta Italia a reclutare persone che come loro condividono l’urgenza della cosa . A Dicembre 2021 il primo blocco stradale del GRA a Roma. Sono in 12 e questa è la prima Azione Diretta Nonviolenta, saranno azioni 9 in 11 giorni.
Febbraio 2022, si torna all’opera con l’imbrattamento della sede del MITE, Ministero della Transizione Ecologica, Allora Ministro Cingolani, già AD di Leonardo e che a Leonardo, quella delle mezzi cingolati, delle armi ecc
A seguire in 5 iniziano uno sciopero della fame che smuove attenzione mediatica, dibattito e differrenti prese di posizione. Nonostante la repressione lo sciopero prosegue ottenendo una grande solidarietà per gli attivisti. Cominciano a comparire giornalisti e persone comuni davanti al MITE per portare solidarietà e capire, anche impiegati del ministero si fermano a parlare. I centrali, il fax e le mail del ministero impazziscono e 11 giorni dopo Cingolani che aveva dichiarato che mai li avrebbe ricevuti li riceve in un incontro pubblico stampa presente. Da Ecovandali a interlocutori di un ministro, UG è entrata timidamente ma con determinazione nel dibattito pubblico.
Da quel momento abbiamo fatto centinaia di azioni di resistenza civile. Blocchi stradali e di aeroporti, azioni in musei, palazzi e fontane, interrotto manifestazioni sportive, concerti e messe, occupato sedi di partito.
Soprattutto abbiamo creato milioni di conversazioni, sulla stampa, sui social, in radio e nelle trasmissioni televisive. Siamo entrati nell’immaginario collettivo e nella cultura di questo paese tanto da averci dedicato un film, tre libri e anche un fumetto. Abbiamo dimostrato che la resistenza civile funziona. Si è contribuito a cambiare il modo di vedere gli eventi atmosferici e di percepire le potenzialità delle persone comuni.
Contro di noi sono state scritte due leggi repressive e al tempo stesso abbiamo avuto contatti con tutto l’arco parlamentare.
Ma soprattutto abbiamo parlato con migliaia e migliaia di persone comuni. Dal sogno e dalla determinazione di sei persone oggi esiste un’organizzazione strutturata e complessa che conta centinaia di persone su tutto il territorio nazionale. La storia ci insegna che ogni rivoluzione grande o piccola che sia parte dalla visione di poche persone che sono in grado di trasmetterla ad altre con coraggio e con un pizzico di follia.
VISIONE
“L’utopia è nell’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare”– Fernando Birri
In uno dei migliori libri sulle visioni nei movimenti sociali “Freedom Dreams”Robin DG Kelley, scrive:
“Senza nuove visioni non sappiamo cosa costruire, solo cosa abbattere. Non solo finiamo confusi, senza una rotta e cinici, ma dimentichiamo che fare una rivoluzione non è una serie di manovre e tattiche astute, ma un processo che può e deve trasformarci. Questa citazione sottolinea alcuni degli elementi essenziali di una buona visione:
- si tratta di ciò che stiamo costruendo, qualcosa che non dovremmo mai perdere di vista nei movimenti di protesta o di resistenza. Dobbiamo contribuire a costruire qualcosa di migliore.
- è un antidoto al cinismo e alla deriva della missione, poiché ci consente di “tenere gli occhi fissi sul premio” e di riaggiustare la rotta se sentiamo che non ci stiamo più muovendo verso la nostra visione
- una buona visione non si limita a “risolvere un problema”, ma è trasformativa, va oltre il problema e ci permette di risvegliarci in una nuova realtà.
Qual è la nostra visione?
- Una società equilibrata, responsabile, consapevole, in armonia con la natura e tutti gli esseri viventi.
- Un piano concreto di adattamento al collasso degli ecosistemi con il coinvolgimento delle persone e le comunità interessate.
- Un sistema economico giusto, in cui soldi, risorse e servizi sono distribuiti in modo equilibrato.
- Un mondo senza guerre, libero da sfruttamento e dinamiche di dominio. Lotteremo sempre contro ogni forma di fascismo.
- Una società che dà uguali diritti a tutti, indipendentemente da ricchezza, genere, orientamento sessuale, età, istruzione, provenienza, lingua o religione.
- Un sistema di produzione alimentare basato su agricoltura rigenerativa e locale, che garantisca cibo sano e accessibile e garantisca il giusto compenso agli agricoltori.
VALORI
La visione che abbiamo visto è quella del futuro ideale che vorremmo, I VALORI, di cui parliamo ora, sono quelli che ci guidano adesso, in tutto quello che facciamo.
Il valore fondamentale di quello che facciamo è la nonviolenza, cerchiamo di praticare la nonviolenza non solo nelle azioni ma anche nelle relazioni interne, anche verso noi stessi e nel nostro quotidiano come filosofia di vita. Studiamo e facciamo formazione per questo. Non è facile, siamo immersi in modi di fare che sono violenti anche se non sempre in maniera esplicita, tante forme di violenza anche verbale che a volte non ci facciamo nemmeno caso. La nonviolenza non è solo il mezzo ma anche il fine: la riconciliazione tra gli esseri viventi e con la natura. Non violenza non significa solo non usare violenza ma attivarsi per contrastarla. Significa cercare sempre l’umanità in ogni situazione, anche in quella di conflitto, cercare l’empatia.
Col collasso climatico potremmo perdere tutto, per tante persone questa è già realtà. Potranno mancare i beni di base, ci vuole coraggio per riuscire a vivere il dolore, per non farci distruggere dalla rabbia, per non finire schiacciati dalla sofferenza. Accettare questo dolore è il primo passo per elaborare il lutto di una realtà che non sarà più come prima. Significa non nasconderci la gravità della situazione in cui siamo ma riconoscerla e parlarne, sostenerci a vicenda, mostrare i nostri sentimenti e accogliere quelli degli altri. Non siamo soli con il nostro dolore , rabbia e paura ma dobbiamo incanalarlo in modo utile.
Sogno e riconnessione, sono la bussola che ci orienta, per non perdere mai di vista cosa vorremmo. La Visione di cui si parlava prima che è il nostro orizzonte.
Il conflitto non è di per sé una situazione negativa, negativo può essere come lo si gestisce. Il conflitto è forza generatrice di ogni cambiamento, porta crescita sia come individui che come società. Conflitto significa non aver paura di dare fastidio, di metterci in una posizione scomoda, il conflitto non è in contraddizione con la nonviolenza ma ne fa parte. Significa non tacere di fronte alle ingiustizie. Prendersi il rischio di uscire da una posizione comoda per qualcosa di più importante. Conflitto con se stessi può essere decidere di esporsi, non è facile. Sfidarsi per diventare le persone migliori che possiamo essere.
Insieme al conflitto abbiamo il valore della cura. Cura significa responsabilità, fiducia, rispetto,umiltà e dignità. E’ verso noi stessi, verso le altre persone, gli animali, le piante e gli alberi verso tutti gli elementi viventi e non. E’ un valore che tiene in considerazione i bisogni materiali, emotivi e psicologici dell’altro. E’ un valore concreto, che sta nei piccoli gesti e nella semplicità.
Frugalità, non eccedere, non sprecare. Frugalità è tagliare il superfluo perché ci sia tutto lo spazio necessario per ricordarsi di noi stessi e degli altri, di ciò che ci fa realmente stare bene. Anche questo fa parte della cura. Perché come movimento cerchiamo di sostenerci anche economicamente quando e dove serve, ognuno con la propria disponibilità, per far giungere le risorse dove sono più necessarie.
STRATEGIA
La nostra strategia tiene conto di un obiettivo a lungo termine da realizzare attraverso campagne sequenziali.
Quello a lungo termine è un obiettivo lontano nel tempo ma è un focus che teniamo ben presente. L’obiettivo è rispondere alla crisi ecologica, climatica e sociale in corso. Obbligando chi ci amministra ad adoperarsi per azzerare le emissioni di CO2, ridurre l’aumento delle temperatura e quindi del collasso socio/climatico. Questo obbiettivo si chiama MITIGAZIONE del danno. Vogliamo che siano prese prese tutte le misure per l’ ADATTAMENTO alle nuove condizioni che si presenteranno. Seconda parte di questo unico obiettivo (ES: industria da sostenere nella riconversione – agricoltura da sostenere nel cambio verso sistemi di coltura applicabili con le nuove temperature e la scarsità di acqua. Per questo vogliamo fare aumentare la partecipazione delle persone alle decisioni politiche, parte di questo obiettivo è necessariamente un’equa redistribuzione della ricchezza ( Tassazione extraprofitti, grandi patrimoni, salario minimo garantito, ecc)
Insieme a questo obiettivo a lungo termine organizziamo campagne intermedie, obiettivi concreti, se vogliamo piccoli ma molto importanti nella vita quotidiana ( es Boicottaggio e accesso a cibo di qualità per tutti). Gli obiettivi più piccoli sono più realizzabili, ci aiutano a seguire il percorso verso l’obiettivo a lungo termine e creano le condizioni perché molte persone si attivino sentendosi coinvolte su argomenti che percepiscono a loro vicini.
È ancora lo Stato in questa fase storica il motore in grado di apportare modifiche nel breve tempo che il collasso socio/eco/climatico ci lascia. Per questo le nostre campagne hanno l’obiettivo di fare pressione sul governo centrale e locale e/o sui pilastri del potere. ( Stato, Potere economico – banche, finanziarie).
La nostra strategia è basata sulla Resistenza Civile Nonviolenta, è una forma di azione politica che tende a portare cambiamenti attraverso azioni nonviolente (nei mezzi e nei fini). Le azioni sono pubbliche, alla luce del sole, spesso collettive ma anche di singoli e devono creare DISTURBO perché siano efficaci. Il DISTURBO è un elemento fondamentale della strategia della lotta nonviolenta. Attraverso il disturbo siamo in grado di attirare l’attenzione pubblica sul tema di cui vogliamo che si parli. L’argomento entra in dibattiti pubblici e in discussioni private.
Non dobbiamo piacere a tutti o convincere tutti ma vogliamo che la grande fetta della popolazione, che è già consapevole e concorde sui temi portati , si attivi.
Un altro elemento fondamentale della strategia è la REPRESSIONE, quando questa investe chi protesta pacificamente crea l’effetto SCINTILLA, la repressione soprattutto se smisurata ( ddl Ecovandali e Decreto Sicurezza) aumenta la popolarità del movimento e l’empatia.
ORGANIZZAZIONE
La Gerarchia Funzionale è il metodo scelto per l’organizzazione di Utima Generazione.
La Gerarchia Funzionale prevede una leadership dove per leadership si intende: – “Accettare la responsabilità di permettere agli altri di raggiungere uno scopo comune in condizioni di incertezza”, cit. Marshall Ganz.
Con la Gerarchia Funzionale la responsabilità di decisione è abbondante e distribuita. E’ in ogni gruppo locale e di lavoro. E’ una posizione esplicita e a servizio del progetto.
La Gerarchia Funzionale ci permette di essere operativi, rende chiaro chi ha potere di decidere e in che ambito, ci permette di coordinarci per un obiettivo comune e di prendere decisioni relativamente rapide quando serve.
La gerarchia si attiva all’interno di ogni gruppo di lavoro, chi fa parte di un gruppo ha potere e dovere di operare ma solo all’interno di questo compito. Ogni gruppo è responsabile delle proprie scelte e ne risponde a tutta l’organizzazione. Ogni gruppo di lavoro raccoglie feedback/riscontri così che si possa crescere, cambiare, migliorarci tutti. I feedback si raccolgono alla conclusione di ogni fase o comunque ogni volta che lo si ritiene opportuno.
Chiunque, che faccia parte o meno di un Gruppo di Lavoro o Nazionale, quando è in un’ altra posizione, si affiderà al gruppo che l’ ha organizzata. Se qualcosa dell’organizzazione non sembra ottimale porterà la propria posizione quando si raccolgono i feedback.
Quindi le varie funzioni, di cui tutta l’organizzazione necessita per stare in piedi, sono affidate a persone che hanno il potere/dovere di decidere in merito e la responsabilità di fronte alla comunità. Il sistema di feedback/riscontri è continuativo.
Gruppi Locali che operano a livello locale, Gruppi di lavoro che operano per tutto il movimento, un Gruppo Nucleo che è responsabile della strategia generale, di mantenere il coordinamento e la coerenza tra le varie funzioni dell’organizzazione e ha il controllo ultimo sulle risorse più importanti per il progetto. ( fondi, contatti, canali di comunicazione, strutture informatiche).
Questa struttura richiede trasparenza, responsabilità personale e fiducia a tutti i livelli. Può esserci meno familiare e quindi più difficile entrare nel meccanismo.
Avere potere di decisione vuol dire avere RESPONSABILITA’ su un determinato settore e solo su quello. Vuol dire mettersi al servizio del gruppo, per un fine comune, cerchiamo di distribuire i ruoli di guida il più possibile e aiutiamo a crescere chi accetta di farlo. Le persone con più esperienza formano e accompagnano le nuove.
CULTURA
ABBIAMO MOLTI LEADER E FACCIAMO CRESCERE NUOVI LEADER
Con cultura si intende: come vediamo il mondo, come facciamo le cose, come ci prendiamo cura del gruppo e lavoriamo insieme.
ABBIAMO LA FACILITAZIONE PER INCONTRI EFFICACI E INCLUSIVI
La Facilitazione è un insieme di piccole tecniche che permettono di rendere un incontro efficiente. Prendere decisioni senza sprecare tempo ed energie e soprattutto prenderle considerando tutti gli elementi necessari questo perché si mantiene il focus sul programma. Un bravo facilitatore aiuta a gestire la riunione, scrive la scaletta dell’incontro, fa mantenere i tempi ma soprattutto sa inserire anche chi per sua natura fatica a parlare in mezzo agli altri e che potrebbe apportare elementi interessanti. Utilizziamo facilitatori esperti nelle situazioni più complicate e formiamo persone in ogni gruppo , Locale e di Lavoro.
CI DIAMO FEEDBACK REGOLARMENTE PER IMPARARE SEMPRE
Ci diamo feeback/riscontri/opinioni in merito in tutti i gruppi. Per imparare e migliorare continuamente.
Quando richiesto, quando se ne sente il bisogno o comunque alla fine di ogni ciclo c’è la raccolta feedback. Dobbiamo imparare a parlarci con onestà giudicando l’azione o la decisione e non la persona. Dire direttamente, in modo costruttivo e sincero, cosa secondo noi ha funzionato o meno e cosa si può migliorare. Dobbiamo imparare, e non è facile, ad accettare questi suggerimenti, non come critiche alla nostra persona ma come spunti di miglioramento che non devono intaccare la fiducia.
CONSIDERIAMO I CONFLITTI NORMALI E NECESSARI E LI AFFRONTIAMO
I Conflitti fanno parte di qualunque relazione e sono inevitabili e necessari per crescere e migliorare. Cerchiamo di affrontarli il prima possibile e in modo costruttivo. Anche in questo caso è necessario un Facilitatore Capace che sia anche formato in Risoluzione dei Conflitti ( anche in questo caso c’è la formazione di una figura specifica che ha conseguito l’attestato in apposite scuole – es: “Prossima Cultura” corso triennale di facilitazione).
CONSIDERIAMO LA DIVERSITÀ UNA RICCHEZZA
Parte del nostro obiettivo è mobilitare tante persone che saranno per forza e per fortuna tante persone diverse. Vogliamo portare un cambiamento di paradigma importante nel modo di vivere che abbiamo e questo riguarda tutti, soprattutto perché tanta diversità vuol dire tanto rispetto. Chiunque rimanga nella cornice del nostro DNA ( NONviolenza, rispetto, ecc) è il benvenuto in Ultima Generazione.

