Ultima Generazione, Global Sumud Flotilla: a bordo anche due persone di Ultima Generazione
Le imbarcazioni partiranno domani da Genova e nei prossimi giorni dalla Sicilia
Quella della Global Sumud Flotilla sarà una grande azione nonviolenta, alla quale parteciperanno anche due aderenti di Ultima Generazione. Ma la resistenza non si ferma in mare: mentre alcuni affrontano il blocco navale, tutti noi possiamo agire subito mettendo pressione economica. Il boicottaggio è uno strumento concreto e potente di resistenza civile: rifiutando i prodotti e le catene della grande distribuzione complici, colpiamo direttamente gli interessi che sostengono l’occupazione israeliana. Siamo già in 40.000, unisciti anche tu: https://vai.ug/boicottaggio
Una delle persone di Ultima Generazione che farà parte alla missione ha rilasciato una testimonianza sul perché ha deciso di partecipare: “Noi vogliamo costringere il governo israliano alla decisione più giusta, a riporre le armi e aiutare il popolo palestinese stremato da due anni di genocidio. La Global Sumud Flotilla ha tantissime anime al suo interno; una è quella dell’attivismo ambientale e ci sono tantissimi punti in contatto con le istanze ambientaliste. Le tematiche si stanno unendo perché abbiamo capito ormai che questo modello socioeconomica ci sta portando a schiantarci e di questo modello Israele, che toglie acqua terra e diritti ai palestinesi, ne è l’esempio vivente”
BOICOTTIAMO PER COLPIRE GLI INTERESSI ECONOMICI
Rompiamo il sistema colpendolo al cuore: boicottiamo i supermercati complici. Siamo già quarantamila ad aver scelto questa forma di resistenza attiva, unendoci in una mobilitazione che non si limita a fornire aiuti e assistenza – pur necessari ma insufficienti di fronte all’immensità della tragedia palestinese – bensì mira a compiere un atto politico concreto di opposizione al genocidio in corso.
L’obiettivo è duplice: da un lato tentare di forzare il blocco navale imposto da Israele, costringendo la marina israeliana a un maggiore sforzo logistico; dall’altro incidere direttamente sugli interessi economici che alimentano e legittimano l’occupazione. Gli Stati europei hanno scelto la via dell’ipocrisia, incapaci o non disposti a fermare Israele, legati a interessi che spaziano dal commercio di armi e tecnologia militare fino all’energia e alle forniture strategiche.
Di fronte a questa inazione politica, spetta a noi cittadini assumere la responsabilità di agire: se non tutti possono affrontare a viso aperto la macchina dell’occupazione, ciascuno di noi può colpirla da casa propria attraverso il boicottaggio. Come ricorda Francesca Albanese in Quando il mondo dorme: “Il sistema che reprime i Palestinesi è lo stesso a cui apparteniamo noi”.
Questo sistema passa anche attraverso i supermercati, che stringono accordi con compagnie israeliane, immettendo sugli scaffali prodotti coltivati con l’acqua e sulle terre sottratte ai palestinesi, mentre in Italia gli stessi colossi schiacciano i piccoli agricoltori costretti a vendere al ribasso, trasformando la spesa quotidiana in un lusso per molte famiglie. Per queste ragioni UG rilancia con forza il suo appello: boicottare è resistere, boicottare è scegliere da che parte stare. Siamo già in quarantamila. Unisciti anche tu: https://vai.ug/boicottaggio?f=cs